Storia di Sardegna

 

I primi abitanti

Dorgali - Tomba dei Giganti de sa Ena 'e Thomes

Dorgali - Tomba dei Giganti de sa Ena 'e Thomes

Le prime tracce di presenza umana in Sardegna, risalenti al Paleolitico inferiore, consistono in rudimentali selci, ritrovate nel sassarese, scheggiate in un periodo compreso tra i 500.000 e i 100.000 anni fa da Homo erectus per costruire utensili. Per trovare Homo sapiens sapiens bisogna risalire a 14.000 anni a.C.: gli scavi della grotta di Corbeddu, a Oliena, oltre a delle pietre sbozzate, hanno restituito anche fossili umani. Le testimonianze dell'uomo Neolitico (6.000 - 2.700 a.C.) sono numerose: i neolitici pi antichi incidevano le loro ceramiche con il bordo di una conchiglia, il cardium edule, e la civilt cardiale si svilupp fino a 4.500 a.C. La successiva civilt di Bonu-Ighinu dur fino al 3.500 a.C. circa, mentre l'ultimo periodo caratterizzato dalla civilt di San Michele che giunse fino al 2.700 a.C. I neolitici sardi vivevano all'aperto e in grotte, allevavano bestiame, utilizzavano strumenti in selce ed in ossidiana, coltivavano cereali, cacciavano e pescavano. Conoscevano la tessitura, scolpivano statuine stilizzate raffiguranti la Dea Madre accentuando le forme del seno e del bacino, costruivano ciotole e vasi decorati in vario modo. Si svilupparono in quel periodo due forme di architettura funeraria: da una parte strutture megalitiche come dolmen e menhir (pedras fittas), dall'altro le domus de janas (casa delle fate o delle streghe)[1], tombe scavate nella roccia che riproducevano l'intera struttura abitativa e nelle quali venivano seppelliti i morti, colorando con ocra rossa il pavimento, le pareti della tomba e anche il corpo del defunto. Nella fase finale del periodo neolitico (fino al 1.600 a.C.) si succedono altre due civilt ceramiche (di Monte Claro e di Bonnanaro), e inizia la lavorazione dei metalli: prima il rame, poi il bronzo.

I costruttori di torri

Barumini - Su Nuraxi - la reggia nuragica. Il sito  stato classificato dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanit.  Secondo alcuni studiosi, durante la civilt nuragica, l'isola era molto popolata: si suppone che su una media di 5000 nuraghi semplici, di 3000 fra nuraghi complessi e villaggi, con una media di 10 abitanti per ogni torre isolata e di 100 abitanti per ogni borgo, si poteva contare una popolazione di circa 350.000 unit (la Sardegna raggiunger nuovamente una simile densit abitativa solo nel Quattrocento).

Barumini - Su Nuraxi - la reggia nuragica. Il sito stato classificato dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanit. Secondo alcuni studiosi, durante la civilt nuragica, l'isola era molto popolata: si suppone che su una media di 5000 nuraghi semplici, di 3000 fra nuraghi complessi e villaggi, con una media di 10 abitanti per ogni torre isolata e di 100 abitanti per ogni borgo, si poteva contare una popolazione di circa 350.000 unit (la Sardegna raggiunger nuovamente una simile densit abitativa solo nel Quattrocento).

Pi di 7.000 nuraghi (8.000/12000 secondo altre fonti), uno ogni 4 km, e centinaia di villaggi e tombe megalitiche sono la testimonianza di una delle civilt mediterranee pi misteriose, al punto che anche le interpretazioni pi avanzate sulla funzione delle torri nuragiche e sulla vita e struttura sociale di questo popolo mancano di riscontri archeologici certi. Ma allora, i nuragici, i costruttori di torri, i Tirsenoy come li chiamavano i Greci di allora (al pari degli Etruschi)[2], chi erano? Dalle testimonianze delle genti antiche con cui interagivano, sicuramente furono un popolo di guerrieri e di naviganti, di pastori e di contadini, suddiviso in piccoli nuclei tribali (clan). Andavano per mare, commerciavano con Micene, con i Fenici, con gli Etruschi. Furono i padroni assoluti della Sardegna per circa 1000 anni (dal 1.500 al 500 a.C.), su un territorio allora ricchissimo di boschi, di acque, di fertili valli. Il nuraghe era il centro della vita sociale delle trib, ma oltre alle torri, altre strutture megalitiche caratterizzavano la civilt nuragica: le tombe dei giganti (luoghi di sepoltura) e i pozzi sacri (luoghi di culto). Le enormi steli centrali delle tombe dei giganti (molte superano i 4 m di altezza) e la straordinaria precisione costruttiva dei pozzi sacri[3] dimostrano la complessit e la raffinatezza raggiunta da questa civilt. Anche la produzione di bronzetti, tipica espressione della civilt nuragica, con raffigurazioni a volte realistiche, a volte immaginarie, aggiunge fascino al mistero dei nuragici, mistero destinato sicuramente a durare ancora per la mancanza di un elemento fondamentale per decifrare le civilt antiche: la scrittura. Infine furono sconfitti da Cartagine e da Roma. A quel punto la Sardegna si divisa. Nelle valli e sulla costa ha trionfato la civilt dei vincitori; in montagna e nelle zone impervie, mai romanizzate (la Barbagia), la cultura nuragica ha resistito tramandandosi nei secoli: per la sua originalit e per i suoi misteri quella che pi di ogni altra simboleggia la Sardegna.

Le nuove ipotesi

I bronzetti testimoniano l'alta capacit raggiunta dai nuragici nell'arte di lavorare i metalli

I bronzetti testimoniano l'alta capacit raggiunta dai nuragici nell'arte di lavorare i metalli

La civilt nuragica abbraccia un periodo di tempo che va dalla prima et del Bronzo (dal 1.700 a.C.) al II sec. d.C., ormai in piena epoca romana, e fu il frutto dell'evoluzione di una preesistente cultura megalitica, costruttrice di dolmens, secondo alcuni di influsso miceneo. Per molto tempo ha convissuto con altre culture estranee all'isola, come quella fenicia, quella punica e quella romana.

Le torri nuragiche sono i monumenti pi rappresentativi di questa civilt e sulla loro effettiva funzione si discute da almeno cinque secoli: c' chi li ha visti come tombe monumentali e chi come case di giganti, chi fortezze, forni per la fusione di metalli, prigioni, e chi templi di culto del sole. Per altri la funzione dei nuraghi era principalmente quella di torri comunicanti tramite tecniche basate sul suono o sulla rifrazione della luce.

Un contributo allo studio della civilt degli antichi sardi, sebbene molto discusso, di recente giunto da una teoria del giornalista Sergio Frau che vedrebbe nella civilt nuragica l'origine storica del mito di Atlantide. Il centro della presunta civilt atlantidea ipotizzato nel nuraghe-castello di Barumini, le cui rovine sono le pi imponenti dell'Isola. Alcuni studi recenti hanno hanno evidenziato come un probabile cataclisma naturale - forse uno Tsunami nel Mediterraneo - (cos come anche prospettato dagli studiosi del C.N.R. di Roma, in particolare dal geologo Mario Tozzi), abbia disperso nel nulla una fiorente ed avanzata civilt. Sempre secondo questa teoria, le Colonne d'Ercole vengono posizionate nel canale di Sicilia e non nello stretto di Gibilterra. Gli studi del Frau con riferimento all'isola di Atlantide sono gli unici ad essere stati sostenuti da eminenti ricercatori dell'UNESCO.

Altre ipotesi[4], scarsamente sostenute dalla scienza ufficiale, descrivono le strutture megalitiche come osservator astronomici: le torri sarebbero state disposte secondo precise regole astronomiche e utilizzate per la misura del tempo. Secondo altri, i nuraghi e le tombe dei giganti sono costruiti e ubicati in base a regole che derivano dalla conoscenza del magnetismo e della rabdomanzia.

Come i Celti nelle isole britanniche, anche i Sardi costruirono circoli megalitici (anelli di pietre conficcati nel terreno) orientati verso i punti dell'orizzonte in cui sorgevano il Sole, la Luna, Venere e la Croce del Sud; alcuni sostengono che a quei tempi la Sardegna fosse stata la grande isola sacra del Mediterraneo.

Fenici e Cartaginesi

Maschera di Sileno dalla necropoli punica (Sant'Antioco, Museo Archeologico).

Maschera di Sileno dalla necropoli punica (Sant'Antioco, Museo Archeologico).

Quando arrivarono i naviganti Fenici, tra il IX e l'VIII secolo a.C., in Sardegna si contavano circa 8000 nuraghi, dalle semplici torri di avvistamento (avamposti ai confini dei territori dei singoli clan) ai castelli veri e propri, con annessi villaggi di capanne (come il nuraghe Santu Antine di Torralba). I Fenici stabilirono colonie un po' ovunque nel Mediterraneo e arrivarono non come invasori, ma per commerciare. Si stanziarono dapprima in insediamenti temporanei che dovevano servire come magazzini di raccolta di materie prime e i Sardi delle zone costiere pian piano fraternizzarono con loro; anche quelli rimasti indipendenti sulle montagne, abbandonato nel tempo l'iniziale atteggiamento ostile, divennero federati e pi tardi anche alleati dei Punici contro l'espansione di Roma.

Si insediarono soprattutto lungo la costa occidentale e ancora oggi la loro presenza ben visibile, nonostante le successive sovrapposizioni romane. L'insediamento pi spettacolare Nora, uno dei loro maggiori scali e allora una delle prime citt dell'isola; si possono ammirare ancora ben conservati un insieme di resti fenici (la necropoli, il tempio di Tanit) e romani (il teatro, il foro, le terme, edifici civili e religiosi).

I Romani

Fordongianus, resti delle terme romane

Fordongianus, resti delle terme romane

Dopo la caduta della potenza fenicia e un periodo di convivenza tra le due potenze di allora, Cartagine e Roma, e dopo due guerre puniche, i Romani si impossessarono definitivamente dell'isola nel 214 a.C. Anche per loro, a un iniziale periodo di difficile convivenza con i Sardi e con i Sardo-punici segu una graduale integrazione. Quelli che erano stati prosperi centri fenici, come Karalis, Sulci, Nora, Bithia, Tharros, Neapolis, continuarono la loro esistenza romanizzandosi velocemente. Cagliari (Karalis) divenne la capitale della nuova provincia e fu arricchita da molti monumenti, tra i quali l'anfiteatro, utilizzato tutt'ora.

Nella parte settentrionale, un centro importante fu Olbia che durante la permanenza romana fu dotata di piazze e acquedotti ed anche fornita di due complessi termali. Un ritrovamento di particolare importanza, avvenuto nella zona del porto vecchio nel 1999, stato il recupero di 18 relitti di navi, di cui due dell'et di Nerone. Insieme a Turris Libisonis (Porto Torres) erano i centri pi importante della parte settentrionale.

Una lunga strada univa la parte nord al capoluogo (A Karalibus Turrem) attraversando la fertile pianura campidanese. Nel mezzo del percorso si trovava Forum Traiani (Fordongianus), altro importante centro, abbellito nel I secolo d.C. da lussuose terme. La Sardegna divenne un importante granaio di Roma, insieme alla Sicilia e all'Egitto, e prosper per quattro secoli sotto la sua egemonia, che la segn indelebilmente, fino alla caduta dell'Impero.

I Bizantini

Il culto di Santu Antine (San Costantino) fu introdotto dai Bizantini.

Il culto di Santu Antine (San Costantino) fu introdotto dai Bizantini.

Alla caduta dell'Impero romano, la Sardegna fu occupata dai Vandali, che mantennero sull'isola un presidio militare per circa ottant'anni fino alla presa di potere dei Bizantini nel 534 d.C. Con loro al potere, le strutture sociali non subirono profonde trasformazioni se non in campo religioso: per opera di Gregorio Magno si giunse alla completa conversione dei Sardi al Cristianesimo. La nuova religione comunque non influ subito sul carattere degli abitanti delle Barbagie, che continuarono a restare isolati nelle montagne e a scendere nelle pianure, secondo antiche consuetudini, per commettere scorrerie e rapine.

Pian piano il bizantinismo esercit il suo influsso nella cultura e nell'arte isolana, creando un forte legame con Bisanzio che serv sicuramente ad impedire l'occupazione longobarda. Ma fu soprattutto in campo religioso che si sent la sua presenza, con la costruzione di chiese a croce greca, a cupola emisferica - secondo il modello di Santa Sofia a Costantinopoli - e a pianta quadrata, e con l'introduzione nell'isola del rito bizantino insieme a tradizioni e consuetudini fino ad allora sconosciute. Si afferm in quel periodo il culto dell'imperatore Costantino, in onore del quale si tiene tuttora a Sedilo la cavalcata detta s'Ardia che ricorda le corse dell'ippodromo di Bisanzio.

I Giudicati

Eleonora d'Arborea

Eleonora d'Arborea

A partire dall'VIII secolo gli Arabi iniziarono scorrerie sempre pi frequenti alle quali i Sardi, ritiratisi i Bizantini, dovettero far fronte solo con le loro forze. Inizi allora il periodo dei Giudicati, una forma originale di governo che dur per i successivi 500 anni. I quattro giudicati erano quelli di Torres-Logudoro, di Cagliari, di Gallura e di Arborea ed erano retti da un giudice con potere sovrano. Amministravano un territorio, chiamato logu, suddiviso in curatorie formate da pi villaggi, retti da capi chiamati majores. Parte dello sfruttamento del territorio, come anche l'agricoltura, veniva gestito in modo collettivo.

L'aiuto portato alla Sardegna contro gli Arabi da parte delle flotte genovese e pisana - specie dopo il fallito tentativo di conquista dell'isola nel 1015-16 da parte di Mujāhid al-Āmirī di Denia (il Mugetto o Musetto delle cronache cristiane italiche), signore delle Baleari dopo il crollo del Califfato omayyade di al-Andalus - ebbe come conseguenza un crescente influsso delle due Repubbliche marinare. Rimase completamente autonomo il Giudicato d'Arborea dove, nel 1395, la giudicessa-reggente Eleonora d'Arborea eman la Carta de Logu, simbolo e sintesi di una concezione giuridica totalmente sarda, anche se innestata col diritto romano-bizantino. La carta comprendeva un codice civile ed uno rurale, per complessivi 198 capitoli, e segnava una tappa fondamentale verso i diritti d'uguaglianza. Questo insieme di leggi rimase in vigore fino al 1827.

Gli Aragonesi

Stendardo aragonese

Stendardo aragonese

Il periodo che va dagli inizi del XIV secolo a circa la met del secolo successivo rappresenta per la civilt occidentale un periodo di transizione dal Medioevo all'et moderna. La societ si svincola dai miti e dalle tradizioni medievali e si avvia verso il Rinascimento. Purtroppo, questi cambiamenti non si riscontrano in Sardegna: questo periodo corrisponde infatti all'occupazione aragonese; (ebbe inizio nel 1323 - 1324) ed considerato da molti come il peggiore di tutta la storia dell'isola. Il cammino verso l'et moderna viene bruscamente interrotto e tutta la societ isolana regredisce verso un nuovo e pi buio Medioevo. Le maggiori cause furono viste nelle continue guerre contro il Regno di Arborea e nel regime di privilegio, di angherie e di monopolio esclusivo di ogni potere, instaurato a proprio favore dai Catalano-aragonesi e poi dagli spagnoli.

Una testimonianza evidente della situazione creatasi fornita dagli stessi Catalani, che ancora nel 1481 e nel 1511 chiedevano al Re - nel loro Parlamento - la conferma in blocco degli antichi privilegi, ricordando che erano stati concessi per tenir appretada e sotmesa la naci sarda (mantenere bisognosa e sottomessa la nazione sarda). Con il dispotismo e la confisca di tutte le ricchezze si arrest bruscamente il processo di rinnovamento economico, culturale e sociale che gli Arborensi, i Genovesi, i Pisani e la Chiesa stessa, con i suoi ordini monastici, avevano suscitato nei primi tre secoli dopo l'anno Mille.

In realt gli aragonesi non disponevano dei mezzi per una tale invasione e riuscirono solo dopo un secolo di guerre e di sanguinose battaglie ad unificare il Regno di Sardegna e Corsica, che fu composto - per lungo tempo - unicamente dalle citt di Cagliari e di Alghero. I due popoli sconteranno duramente - in epoche successive - il loro combattersi accanitamente fino ad annullarsi a vicenda. Sia i sardi che i catalano-aragonesi saranno assorbiti in realt nazionali sostanzialmente estranee alla loro storia.

Gli Spagnoli

Con la riconquista di Granada - il 2 gennaio 1492 - si realizz pienamente la riunificazione dei regni iberici, assiduamente perseguita da Ferdinando II di Aragona e da Isabella di Castiglia.

Dopo il loro matrimonio celebrato a Valladolid il 17 ottobre 1469, con un accordo conosciuto anche come la concordia di Segovia, nel 1475, i due sovrani avevavo giurato di non fondere le due corone in un unico Stato e ciascuna entit conserv le sue istituzioni e le sue leggi. Entrambi infatti si chiamarono: re di Castiglia, di Aragona, di Len, di Sicilia, di Sardegna, di Cordova, di Murcia, di Jahen, di Algarve, di Algeciras di Gibilterra, di Napoli, conti di Barcellona, signori di Vizcaya e di Molina, duchi di Atene e di Neopatria, conti di Rossiglione e di Serdagna, marchesi di Oristano e conti del Goceano.

Il regno di Sardegna

Il regno di Sardegna

Il regno di Sardegna

Il Regnum Sardiniae et Corsicae ebbe inizio nel 1297, quando Papa Bonifacio VIII lo istitu per dirimere le contesa tra Angioini e Aragonesi circa il Regno di Sicilia (che aveva scatenato i moti popolari passati poi alla storia come Vespri siciliani). Il Regno faceva parte del variegato complesso di stati che formavano la Corona d'Aragona e, dal 1479 in poi, la Corona di Spagna. In seguito agli aggiustamenti territoriali seguiti alla Guerra di successione spagnola, finita nel 1713, per un brevissimo periodo, tra il 1713 ed il 1718, l'isola pass agli Asburgo austriaci che la cedettero poi al duca di Savoia, Vittorio Amedeo II, ottenendo in questo modo il relativo titolo regio. Per pi di cento anni mantenne lo status di regno autonomo, fino al 1847 quando fu poi pienamente integrata nell'amministrazione piemontese: questo signific de iure l'annessione piena del Piemonte alla Sardegna, de facto la scomparsa di quel che restava delle istituzioni autonome dell'isola di Sardegna all'interno del Regno. In quel periodo varie riforme provocarono forti cambiamenti nell'assetto del territorio: l'editto delle chiudende (tancas serradas a muru) introdusse la propriet privata ponendo fine alla gestione collettiva dei terreni e determinando forti malumori e rivolte. Il Regno di Sardegna fu poi la culla del Risorgimento italiano e, insieme a Piemontesi e Savoiardi, i Sardi contribuirono all'unificazione italiana.